Pasolini e Pelosi: vittime di una vera e propria persecuzione giudiziaria

By nicky83

Breve sintesi della cronologia processuale:
2 Nov. 1975 Arresto di Pelosi e interrogatorio
13 Nov. 1975 nuovo interrogatorio
28 Nov 1975 perizia medico-legale
2 Febb. 1976 Prima udienza al tribunale dei Minori di Roma
26 Apr. 1976 sentenza di primo grado
4 Dic. 1976 Udienza in Corte d’Appello
26 Apr. 1979 Sentenza della Corte di Cassazione.

Sono trascorsi 4 anni dall’arresto del presunto colpevole alla sentenza definitiva e sono state convocate ben tredici udienze comprese quelle dopo l’accurata perizia del luogo del delitto. Quattro anni di avvenimenti drammatici e inquietanti durante i quali la coscienza del Paese ha taciuto e si è svolta una vera persecuzione giudiziaria contro i due protagonisti di questa atroce vicenda: Pasolini vittima reale e barbaramente massacrata e Pelosi, vittima di un sistema corrotto e macchinoso.
Cosa è accaduto in realtà nella sanguinosa notte tra sabato e domenica 2 novembre? Pasolini, il poeta: è la vittima designata, l’uomo cui bisogna mettere un sasso in bocca. Pelosi, il ragazzo di vita, detto “la rana”: si scopre essere insieme l’esca e il capro espiatorio predestinato. Gli uomini dell’organizzazione sono i killer che in una volta sola hanno distrutto due vite con il ricatto, le minacce, le lusinghe hanno costretto Pelosi ad addossarsi un ruolo infame e a scendere nella tragedia del carcere e dell’esclusione. I ruoli di Pasolini e di Pelosi sono chiari. Quelli dei killer meno: possono essere stati quelli dei rapinatori (i carabinieri hanno indagato su una estorsione subita da Pisolini tempo prima); possono essere stati dei “vendicatori” della scarsa generosità e delle mancate promesse di P. . Con questo si spiega perché Pelosi appena arrestato abbia subito confessato:«Eccomi qua, il caso è semplice ed è chiuso: avete un cadavere, un movente plausibile e un reo confesso». Ma per scoprire dopo anni che in realtà la confessione fosse “per conto terzi”.
Punto cruciale dell’annoso processo è stata la Personalità di Pino Pelosi, la sua capacità di intendere e di volere. La risposta non può essere data intendendo per “oggetto concreto” l’imputato, bensì il rapporto tra imputato, il suo sviluppo psichico e il fatto criminoso. Non vi è dubbio che il Pelosi sia apparso subito agli inquirenti come un soggetto con gravi carenze intellettive e lacune etico-sociali, ma secondo il parere dei giudici la volontarietà dell’omicidio è stata ampiamente dimostrata, e a sostegno di ciò vi sono soprattutto le perizie medico-legali e le stesse incerte e lacunose dichiarazioni del Pelosi. Anche osservando razionalmente che se quella notte del 2 novembre Pasolini fu colpito in prossimità della sua auto, se disperato fuggì sanguinante per oltre 70 metri, se fu inseguito e raggiunto, se qui fu di nuovo colpito, se Pelosi tornò indietro, salì sull’auto, ripartì, deviò ampiamente sulla sua sinistra, passò sul corpo martoriato con ambedue le ruote, ebbene tutto ciò non solo prova la volontarietà dell’esecuzione ma sottolinea una pervicace e reiterata volontà omicida che non poteva essere priva della coscienza di quanto stava accadendo. (Ricostruzione dell’assassinio, Arringa dell’ Avvocato Guido Calvi 24 Aprile 1976).
La Sezione per i minorenni della Corte d’appello di Roma, assolse il Pelosi dall’imputazione di atti osceni, mentre confermò le statuizioni della sentenza di primo grado relative agli altri due reati (omicidio e furto) ascritti al Pelosi, secondo “l’originaria imputazione” (non menzionante il concorso di ignoti).
Avverso tale decisione il Pelosi ha proposto ricorso per Cassazione, a sostegno del quale sono stati presentati motivi, nei termini, dal difensore di fiducia.

Ostia, 2 novembre 1975: in uno sterrato semideserto del litorale romano viene rinvenuto, orrendamente massacrato, il corpo di Pier Paolo Pasolini. Il “ragazzo di vita” Giuseppe Pelosi, si confessa unico autore del delitto. L’assassino del più “sovversivo”e “scomodo” intellettuale italiano risulta tuttora uno dei fatti delittuosi e giudiziari all’insegna della più palese e meschina ambiguità per i suoi presupposti, per le sue implicazioni, per la sua stessa dinamica in più punti oscura e inesplicabile.

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